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Archivio di novembre 2009

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Il pranzo di oggi , per me e mio marito, è stato funestato da una notizia triste. Nella nostra città, a poca distanza dal luogo in cui abitiamo, si è consumato un grave delitto.

La notte scorsa, un uomo è stato ucciso dal proprio figlio. Un ragazzo adottivo.Non mi dilungo sui particolari della notizia di cronaca, che potete leggere su questo sito. Ho deciso di dedicare un post alla vicenda, perchè può dare adito a dubbi, anche angoscianti. Dubbi che, nel corso di questo pomeriggio, mi sono stati manifestati da diverse persone.

Le mie riflessioni, beninteso, prescindono del tutto dalle circostanze concrete del fatto di cronaca: non conosco i protagonisti, nè le dinamiche che hanno potuto dar luogo ad un fatto così grave. Sono, le mie, considerazioni generali, che formulo, lo ribadisco, cercando di dare una risposta a chi mi ha espresso i suoi dubbi. 

Dunque: un figlio adottivo possiede un DNA diverso dal nostro ed un vissuto pregresso lontano da noi. Può riservarci sorprese? 

Un figlio è sempre “a scatola chiusa”

La verità è che i figli, anche se li abbiamo generati noi, possono sempre comportare dei problemi. I tanti ragazzi che la fanno da protagonisti nelle cronache dei nostri giorni sono figli biologici dei loro genitori. E la triste vicenda di Erika ed Omar, avvenuta a Novi Ligure il 21 febbraio 2001, ce lo conferma. 

Quindi, ciò che va fatto prima di tutto è interrogarsi sui rischi che nella società odierna corrono i nostri ragazzi; sulle conseguenze che alcune abitudini di vita, pure date per “normali”, possono avere; sulle insidie che certi modelli, che vengono loro proposti in continuazione, in realtà nascondono. E sulle modalità più efficaci per aiutarli a crescere in un mondo complesso come il nostro. Tutti i nostri figli, naturali e adottivi.

A questo punto, la domanda iniziale va corretta, ed il campo di osservazione si restringe: un figlio adottivo è più esposto, rispetto ad un figlio biologico, ad assumere nel tempo comportamenti deludenti, indesiderati o, addirittura, pericolosi?

Adottare un bambino è impegnativo, ma non rischioso
 
 
 

 

Un minore dichiarato adottabile è, in ogni caso, un bambino con un vissuto di sofferenza alle spalle. E la sofferenza provata nella prima infanzia può (anche se non necessariamente) avere delle conseguenze. Nella maggior parte dei casi, si tratta di insicurezza e scarsa autostima. Spesso, ci può essere difficoltà nell’inserimento e nel rendimento scolastico, specie per i piccoli stranieri. Più raramente, si tratterà di problemi di relazione: con i nuovi genitori, con eventuali fratelli, con i coetanei.

E’ importante, allora, per gli aspiranti genitori adottivi, essere ben attrezzati fin dal momento della presentazione della domanda di adozione. Essere consapevoli, fin dall’inizio, che potrebbe essere necessario gestire qualche problema. E, se non ci si sente di farlo, rinunciare.

Successivamente all’adozione, occorre agire immediatamente se il piccolo manifesta delle difficoltà. Dedicargli del tempo. E chiedere il consiglio e l’aiuto di persone esperte. Nella maggior parte dei casi, tutto si risolve.

E da qui al crescere un potenziale omicida, ce ne corre.

Guardiamo le statistiche
 
Purtroppo, negli ultimi anni, le cronache hanno spesso riportato notizie di figli che uccidono i genitori. La vicenda di Erika ed Omar ci ha tenuti incollati agli schermi televisivi per giorni e giorni; oggi non è più così, putroppo ci andiamo assuefacendo all’orrore. Di tanto in tanto sentiamo al telegiornale di un genitore ucciso, e ci limitiamo ad ascoltare distrattamente, magari dispiacendoci per la povera vittima; ma poco dopo non ci pensiamo più.

 

Ma quanti di questi disgraziati che uccidono i genitori sono figli adottivi? Guardiamo le statistiche, e capiremo che l’adozione, in questi casi, non c’entra proprio niente.

 

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