Archivio di gennaio 2010

Ho ricevuto diverse e-mail in cui mi si chiede di approfondire l’argomento del rischio giuridico, già trattato in un precedente post.
Lo faccio volentieri: è un argomento che bisogna avere ben chiaro, se si presenta domanda di adozione nazionale.
Di cosa si tratta, esattamente?
In parte lo abbiamo già detto: il rischio giuridico comporta la possibilità che il bambino, dopo aver trascorso qualche tempo con i “nuovi” genitori, debba ritornare alla famiglia di origine (oppure ai parenti sino al 4° grado).
In quali casi, concretamente, si ha rischio giuridico?
In due casi:
a) Per i figli di madre che non vuole essere riconosciuta.
Secondo il nostro ordinamento, la donna, pur mantenendo il diritto di fruire dell’assistenza sanitaria per il parto, può non riconoscere il proprio bambino. Precisamente, la madre può riconoscere il neonato entro 10 giorni dalla nascita; trascorso questo termine senza che sia intervenuto il riconoscimento, il Tribunale dei Minori territorialmente competente cerca una coppia cui affidare il bambino. Il rischio giuridico, in questo caso, permane per circa due mesi.
b) Per i bambini tolti dalla custodia dei genitori biologici.
Se la famiglia naturale si rivela inadeguata a crescere un bambino, i servizi sociali lo segnalano al Tribunale dei Minori, che dispone l’affidamento del piccolo ad apposite strutture. Il Tribunale accerta se le difficoltà della famiglia sono temporanee o permanenti. E poiché si ritiene che un bambino debba essere sottratto ai propri genitori quando proprio non vi sono alternative, vengono effettuati vari tentativi di aiuto alla famiglia, anche di carattere psicologico. Se l’inadeguatezza permane, il Tribunale emette un decreto di adottabilità.
A questo punto, cominciano ad essere convocate, per dei colloqui, diverse coppie che hanno presentato domanda di adozione nazionale. Al termine di tali colloqui, il Tribunale emette un decreto di collocamento familiare, ed affida il piccolo, provvisoriamente, ad una di queste coppie.
La madre, il padre e i parenti biologici fino al 4° grado, che abbiano rapporti significativi col minore, entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento di adottabilità, possono proporre impugnazione avanti alla Corte di Appello.
La Corte di Appello emette una sentenza che deve essere notificata ai ricorrenti. Questi ultimi, se il loro ricorso è stato respinto, possono proporre, entro 30 giorni dalla notifica, un ulteriore ricorso alla Corte di Cassazione.
Quanto tempo passa complessivamente?
Non è possibile quantificarlo: infatti, ai tempi delle cause (prima avanti alla Corte d’Appello, poi alla Corte di Cassazione) bisogna aggiungere quelli delle cancellerie e delle notifiche (che si prolungano in caso di irreperibilità dei destinatari).
Qual è, durante questo periodo, lo status giuridico del bambino?
Durante la pendenza del rischio giuridico, il bambino, pur vivendo con quella che probabilmente sarà la sua nuova famiglia, mantiene il cognome d’origine: l’adozione, infatti, non è ancora intervenuta. Per la durata di tale periodo, il Tribunale nomina un Tutore (di solito il Comune di residenza degli adottanti, con un assistente sociale come referente). Il bambino ha residenza presso il Tutore, non può recarsi all’estero. L’iscrizione alla A.S.L. avverrà con cognome della famiglia adottiva e con codice fiscale provvisorio.
Quando tutte le sentenze sono state emesse o sono scaduti i termini per i ricorsi, comincia il periodo dell’affido preadottivo.

Come promesso, vi aggiorno sull’esito della riunione della Commissione per le adozioni internazionali (CAI), tenutasi ieri in merito alla situazione dei piccoli orfani di Haiti.
Potete trovare il resoconto della riunione a questo link.
I tempi e le fasi dell’adozione restano sempre gli stessi. Quindi:
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Presentazione della domanda al Tribunale dei Minori da parte degli aspiranti genitori.
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Svolgimento di colloqui e test tra la coppia e gli esperti del Tribunale e dei Servizi Sociali.
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In caso di scelta di quest’ultima forma di adozione, presa di contatto, da parte della coppia, con uno degli Enti accreditati.
Sui progetti di sostegno a distanza, ho trovato un sussidio della CAI che potete scaricare da qui.
Molte coppie italiane, che desiderano avere un figlio, in questi giorni si chiedono se sia possibile adottare un bambino di Haiti, rimasto senza genitori.
Gli interventi immediati
Il sottosegretario Carlo Giovanardi, Presidente della Commissione per le Adozioni Internazionali (CAI), ha dichiarato che la Commissione ha stanziato un milione di euro, destinati ad un piano straordinario per gli interventi ad Haiti. Tale somma sarà utilizzata “per aiutare le organizzazioni umanitarie che in loco stanno già affrontando l’emergenza dei bambini rimasti senza famiglia, per rispondere all’appello dei responsabili delle strutture di accoglienza per minori haitiane che hanno chiesto l’aiuto della Comunità internazionale per organizzare strutture che sempre sul posto possano occuparsi dei bambini”.
Quindi un aiuto ai piccoli superstiti, affinchè possano essere ospitati nel modo più adeguato in apposite strutture. Questo è quanto va fatto nell’immediato. Ma sul fronte dell’adozione, cosa succederà?
Sempre il sottosegretario Giovanardi ha dichiarato che oggi, 19 gennaio, la CAI dovrebbe definire “ le condizioni attraverso le quali, d’intesa con gli altri paesi che come l’Italia già adottano bambini ad Haiti, sarà possibile varare un piano straordinario per assicurare una famiglia a questi bambini”.
L’iter dell’adozione internazionale
Come molti sanno, l’adozione internazionale segue un iter che, ad un certo punto, si differenzia da quello dell’adozione nazionale. Ricordiamolo brevemente.
In entrambe le forme di adozione, la procedura si apre con la presentazione di un’apposita domanda, da parte della coppia, al Tribunale dei Minori. Seguono una serie di colloqui e di accertamenti, che si svolgono sia presso lo stesso Tribunale, sia con i servizi sociali di riferimento degli aspiranti genitori. La conclusione è diversa per le due forme di adozione. In quella nazionale, la coppia verrà semplicemente inserita in una banca dati, e successivamente chiamata presso il Tribunale qualora si prospetti la possibilità di ricevere uno o più bambini in adozione. In quella internazionale, il Tribunale dichiara la coppia idonea all’adozione: successivamente, essa dovrà mettersi in contatto con uno degli Enti, accreditati dalla CAI, che curano le adozioni internazionali.
Ogni Ente è, diciamo così, “specializzato” in adozioni in Paesi diversi: alcuni curano i rapporti con Paesi dell’Est come Russia ed Ucraina; altri con Stati del Sud America, altri ancora con l’India, e così via.
L’Ente prescelto provvede quindi ad assistere i coniugi nella fase successiva, che porta all’adozione di un bambino straniero.
Enti accreditati: la situazione in Italia
Le adozioni ad Haiti avvengono soprattutto ad opera di coppie francesi. In Italia esiste, al momento, solo un Ente accreditato; lo scorso anno è stata portata a buon fine una sola adozione in quel Paese. Per altre due adozioni, le procedure sono in corso; e proprio in queste ore la CAI sta verificando se i piccoli interessati siano o meno sopravvissuti alla tragedia.
A ciò si aggiunge un’ulteriore complicazione: i funzionari che, ad Haiti, si occupano di adozioni internazionali non sono al momento rintracciabili. Potrebbero essere morti, feriti, dispersi o impegnati nelle operazioni di soccorso.
E’ quindi necessario attendere che la situazione ritorni, per così dire, alla normalità: che si completi il triste conteggio delle vittime, e che si accerti l’effettivo stato di abbandono dei bambini superstiti. Infatti, molte famiglie potrebbero essere solo temporaneamente disperse. Una volta appurata la condizione di abbandono, le procedure di adozione degli orfani possono essere realizzate nel pieno rispetto delle norme nazionali e internazionali.
Nella riunione di oggi, la CAI dovrebbe definire i passaggi necessari affinchè si pongano in essere interventi concreti nel più breve tempo possibile.
Adozione o sostegno a distanza?
Vi è anche chi è contrario, almeno nell’immediato, all’adozione di questi bambini, e ritiene che, invece, occorrerebbe privilegiare delle forme di sostegno a distanza. Si tratta di Maria Vittoria Rava, presidente della Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia Onlus, che così si esprime (fonte: unita.it):
“In questo momento i bambini di Haiti sono più morti che vivi e bisogna farli sopravvivere prima di portarli in qualsiasi posto al mondo. Io credo fortemente che la mobilitazione internazionale per Haiti debba essere indirizzata a ricostruire il paese per restituire la dignità di poter accogliere i propri ‘figli’. Per questo rivolgiamo agli italiani un accorato appello: aiutateci con donazioni e adozioni a distanza a realizzare a tempo record una nuova casa orfanotrofio vicino all’ospedale N.P.H. Saint Damien che accolga i bambini come in una famiglia nel loro paese”. Questo nuovo orfanotrofio, si aggiungerà a quello che da 20 anni la Fondazione ha sull’isola e che accoglie 600 bambini, “che ricevono ogni giorno acqua, cibo, l’amore di una grande famiglia nella quale sono trattati come dei veri e propri figli e la possibilità di studiare, vera chiave per spezzare il circolo di povertà in un paese in cui 1 bambino su 2 non va a scuola”.
Su tre cose concordo: 1) non è possibile adottare questi bambini in tempi brevissimi, sia perché ancora non si ha la certezza della loro condizione di orfani, sia perché hanno bisogno di un po’ di tempo per elaborare il forte trauma subito; quindi è giusto che i piccoli trovino ospitalità presso strutture adeguate; 2) è doveroso che i Paesi più ricchi sostengano economicamente queste strutture, affinchè siano più accoglienti e confortevoli possibile; 3) i Paesi più poveri e disagiati devono essere aiutati a riscattarsi dalla loro condizione, e ad uscirne definitivamente.
Non posso, però, concordare sull’equiparazione tra un orfanotrofio (sia pure il migliore del mondo) ed una famiglia: per quanto gli operatori di una simile struttura possano essere amorevoli, nulla può sostituire l’amore dei genitori.
P.S.: continuate a seguire questo blog: vi terrò informati su tutti gli aggiornamenti in merito all’adottabilità dei bambini di Haiti.

Durante l’iter che conduce all’adozione, agli aspiranti genitori viene rivolta una domanda: se siano o meno disponibili ad affrontare il rischio giuridico.
E’ molto importante avere le idee chiare al riguardo, per rispondere nel modo più appropriato.
Cos’è il rischio giuridico?
Nel caso di adozione nazionale, a volte succede che il Tribunale per i minorenni debba gestire casi di bambini ancora non dichiarati in stato di abbandono. Ciò può avvenire per svariati motivi: perchè qualche parente ha fatto opposizione, per esigenza di ulteriori accertamenti …
In questi casi il Tribunale, per evitare una lunga permanenza dei bambini in istituto o in situazioni comunque incerte, li propone in adozione “a rischio giuridico”. Ciò significa che, anche se non succede spesso, c’è il rischio che il piccolo, dopo un periodo di permanenza più o meno lunga presso la sua nuova famiglia, debba ritornare con i suoi genitori biologici.
L’adozione a rischio giuridico viene proposta alle coppie che si sono dichiarate disponibili a tale eventualità.
Vantaggi e svantaggi
Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di una simile scelta?
I vantaggi consistono nella possibilità di aumentare le probabilità di ricevere un bambino in adozione. Infatti, le situazioni a rischio giuridico sono parecchie, e va detto che, nella maggior parte dei casi, si concludono favorevolmente ai genitori adottivi.
Gli svantaggi consistono nella grave tensione che può provocare un’incognita del genere, e nella estrema sofferenza che può procurare l’allontanamento definitivo di un bambino che si è già accolto … di un figlio!
Occorre essere consapevoli
Essere disponibili a questo tipo di adozione richiede molta forza: ci si mette a disposizione di un bambino che ha bisogno di una famiglia senza aspettarsi nulla.
Non è detto che ci si senta pronti ad affrontare un’esperienza del genere: meglio, allora, puntualizzarlo subito, perchè altrimenti il bambino potrebbe risentire del clima d’ansia conseguente a questa situazione di incertezza.





